AFTERHOURS – “Folfiri o Folfox” un Tour energico ed incontaminato , il live di Torino

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AFTERHOURS – “Folfiri o Folfox” un Tour energico ed incontaminato , il live di Torino

 di Giorgio Regaldo / ph. Letizia Reynaud 

Venaria, 20 marzo 2017

E’ una sera tiepida la prima della nuova primavera e fuori dal Teatro Concordia di Venaria Reale inizia ad arrivare gente. La collaborazione tra il teatro ed Hiroshima Mon Amour ha portato in città una tappa del nuovo tour “Folfiri o Folfox” degli Afterhours. Il primo pensiero corre proprio sulla gente che inizia ad arrivare, tanta per un lunedì sera e tanta per gli Afterhours che ricordavo. Quel pensiero naturalmente corre fino a stimolare il mio lato più scettico. Mi chiedo quanta gente sia li per gli Afterhours e quanta sia li per il giudice di XFactor, Manuel Agnelli. Non riesco a raggiungere una risposta definitiva ma mi preparo a vivere il concerto pensando a coglierne un solo aspetto. Decido che in fondo il perché il pubblico riempia la sala non è affatto importante. La cosa importante sono loro e capisco che ciò che voglio sentire è se esiste ancora o no quella profonda sincerità che ha da sempre caratterizzato il movimento dell’ Indie Rock di cui gli Afterhours sono tra i portabandiera storici. Entro in sala con un leggero ritardo e sul palco si sta esibendo Andrea Biagioni.

ANDREA BIAGIONI – PH. LETIZIA REYNAUD

Il primo impatto è subito servito e suona tanto di XFactor. In realtà bastano l’esecuzione dell’ Hallelujah di Cohen e del singolo portato al talent, “il mare dentro” per capire che quel ragazzo che affronta la platea solo con la sua chitarra ha talento e anima da vendere. Un ottimo allievo a scaldare la folla per un maestro che mi incuriosisce sempre più. Andrea Biagioni lascia il palco acclamato dal pubblico della “prima linea”. Cambiano le luci ed alle 21,50 gli Afterhours irrompono sul palco con la forza di un terremoto. I primi 2 pezzi, Ne pani ne pesci e Qualche tipo di grandezza sono un inferno indistinguibile per il mio apparato uditivo. Arriva la carica, l’energia ma arriva mischiata ad un rumore straziante. Sono in una posizione laterale al palco, mi accorgo che è proprio la mia posizione il problema. Mi sposto finché non trovo un buon punto per ascoltare. Ci metto poco a capire che una maggiore esposizione mediatica non ha per nulla intaccato l’essenza della musica degli Afterhours, semmai li ha influenzati in senso positivo. L’impressione è che la consapevolezza di allargare il proprio pubblico gli abbia dato nuova vitalità per sfruttare al massimo la possibilità di farsi conoscere e condividere la loro musica e il loro modo di esprimersi.

AFTERHOURS live – ph. Letizia Reynaud

 Del resto gli Afterhours son circa trent’anni di poesia e ricerca, di indipendenza e sperimentazione. Ed è qui che l’essenza viene confermata. Non c’è un solo secondo di concerto in cui l’aria non sia stracarica di suoni, a far da corona alla voce straordinaria di Manuel Agnelli una valanga di suoni elettronici, accordi distorti, solide guitar e sviolinate impazzite. È un frastuono. Il più organizzato e ben costruito dei frastuoni che possa capitare di sentire. E così come la musica e’ ricerca i testi non son da meno, anch’essi in fondo han sempre cercato di scavare e organizzare i sentimenti più tormentati. “Non voglio ritrovare il tuo nome” e “Ti cambia il sapore” sono la conferma della continuità della band e di un’ulteriore crescita di un melting pot di artisti indiscutibilmente di primo piano destinati a raggiungere vette altissime con o senza talent show ed altre fesserie. Non hanno tradito il loro percorso e questo ora permette loro di restituircelo puro ed incontaminato.

 La PhotoGallery della serata a cura di Letizia Reynaud / Music&theCity 

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